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La fatica di fare il medico spiegata al Liceo Giovio. Spata e Levrini: «Costanza e vocazione per superare corso studi»

L’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Como rinnova i suoi incontri con gli studenti. Ieri è stato il turno di oltre 150 ragazzi di quarta e quinta del liceo scientifico “Paolo Giovio”, che avevano manifestato ai professori il loro interesse ad approfondire la conoscenza del percorso didattico che porta alle professioni sanitarie. Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine e medico di famiglia, insieme al professor Luca Levrini, docente all’Università dell’Insubria e odontoiatra, dopo aver ricordato che gli abbandoni alla facoltà di Medicina, dopo il primo anno, continuano a crescere, ha rammentato agli studenti quali sono i requisiti principali per diventare medico. «Quando c’è da percorrere una strada così lunga, tra laurea e specializzazione parliamo di un percorso di dieci anni di studio – ha detto Spata – la voglia di apprendere non può mai venire meno.
Ma un medico non smette mai di studiare, perché le responsabilità di chi opera sulla pelle della gente sono enormi e l’aggiornamento è obbligatorio». Poi il presidente dell’Ordine ha parlato della relazione con il paziente, un aspetto fondamentale di questa professione: «Stabilire un rapporto di fiducia con i malati è la base in questo mestiere. Poi volontà, passione, sacrificio, determinazione e autocritica, per saper riconoscere i propri errori, sono tutti aspetti che contribuiscono a costruire un buon dottore. Faccio il medico di famiglia da 30 anni e il rapporto con i miei pazienti va ben oltre la semplice visita». «I pazienti – ha affermato Luca Levrini nel suo intervento – non vanno solo sentiti, bisogna ascoltarli. È questa la differenza tra una parafrasi di merito e una parafrasi di sentimento. Quella del medico è una piccola missione che deve nascere dalla vocazione, dalla passione e dalle doti. Da una voce che da dentro ti sussurra “va’ e fa’ il medico”».
Entrando nel tema specifico dell’esame di ammissione alla Scuola di medicina, come si chiama oggi la facoltà universitaria, Spata è stato molto chiaro: «La strada purtroppo è questa e certamente andrà corretta, magari inserendo almeno il colloquio con i candidati. Per quanto riguarda poi il sesto anno di medicina, si sta lavorando affinché diventi sempre più un anno di pratica ospedaliera, perché la formazione sul campo è fondamentale». La parola è poi passata agli studenti, che hanno provato a spiegare le ragioni delle loro scelte future: la voglia di aiutare gli altri, il fascino del chirurgo e la nobiltà della figura del medico le motivazioni più gettonate.
Emerge poi un dato significativo: questa professione, un tempo dominata dagli uomini, è sempre più rosa: sotto i 35 anni oltre il 50% dei medici oggi è donna. «È normale che sia così – ha commentato Levrini – Le donne, con la loro naturale sensibilità, sono predisposte a fare il dottore. Ma ricordatevi – ha aggiunto rivolgendosi alle ragazze – che dividere questo bellissimo mestiere con il ruolo di mamma sarà ancora più faticoso».
Maurizio Pratelli – Corriere di Como

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