image

Allergie e intolleranze alimentari, tra dubbi e certezze

Si è tenuta venerdì 25 e sabato 26 settembre a Como la due giorni organizzata dall’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Como dedicata al tema – tanto attuale quanto delicato – delle allergie e intolleranze alimentari. Due incontri, uno aperto al pubblico e uno rivolto ai medici, per fare chiarezza, capire quali sono le procedure corrette per individuare le allergie, orientarsi nella giungla dei test alternativi e indirizzare in modo corretto la popolazione quando si hanno dubbi sulle reazioni avverse agli alimenti.

Tra la popolazione c’è molta confusione sulla distinzione tra allergia e intolleranza e sui reali sintomi, quali gonfiore, prurito o inappetenza che vengono erroneamente associati a una di queste patologie. Infatti, ben il 25% della popolazione italiana si percepisce allergica, ma solo il 4% soffre realmente di allergie alimentari.

L’incontro di venerdì 25 settembre – durante il quale sono intervenuti la dottoressa Marina Russello, specialista in allergologia presso l’azienda ospedaliera S. Anna di Como, il dottor Daniele Lietti, specialista in pediatria e allergologia all’Ospedale Valduce di Como e il professor Brunello Wüthrich, specialista in allergologia e immunologia clinica a Zurigo – è quindi servito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, a chiarire i dubbi e le incertezze e, soprattutto, a sfatare i falsi miti.

È importante innanzitutto saper distinguere tra allergie e intolleranze alimentari. Le Allergie Alimentari vere sono riproducibili (ogni volta che il soggetto assume quell’alimento avrà lo stesso tipo di manifestazione allergica) e la reazione si manifesta dopo pochi minuti dall’ingestione dell’allergene. Le Intolleranze invece non sono mediate da anticorpi, i sintomi possono comparire anche ore dopo e sono dose dipendenti.

Le reazioni avverse agli alimenti quindi non sono tutte allergiche, ma si dividono in reazioni immunomediate, che a loro volta si dividono in Ige mediate, non Ige mediate, miste e cellule-mediate (esempio classico la Celiachia ), e non immunomediate (metaboliche, tossiche, enzimatiche..). Il campo è davvero ampio e la diagnostica non sempre facile : compito del medico è quindi capire quali di questi casi si adatta al paziente per cercare una diagnosi e una terapia corretta.

In presenza di un’allergia alimentare i sintomi possono essere di diverso tipo: nei casi più lievi possono riguardare il cavo orofaringeo (sindrome orale allergica), ma possiamo osservare manifestazioni cutanee, orticaria, prurito  o sintomi gastrointestinali quali  nausea, vomito,  lipotimia , fino ad arrivare allo shock anafilattico quando la reazione è più grave. Utilizzando i test giusti si può individuare correttamente la “porzione” di proteina che dà ipersensibilità e ciò permette di fornire ai pazienti indicazioni più precise sulla diagnosi e la giusta terapia da seguire. Infatti le proteine allergizzanti possono causare reazioni più o meno gravi, da sintomi orali fino allo shock anafilattico a seconda delle loro caratteristiche fisico-chimiche, stabilità al calore o alla digestione enzimatica ecc.

Una corretta diagnosi diventa quindi indispensabile per la salute del paziente : si parte da una anamnesi completa e dettagliata in cui si raccolgono i dati basilari sulle varie reazioni agli alimenti, poi, nel sospetto di allergia, lo specialista prescriverà dei test cutanei o prick test: se il test risulta negativo è altamente probabile che il soggetto non sia allergico, un test positivo, però, non significa che la sintomatologia sia stata scatenata effettivamente da quell’alimento. Il passaggio successivo prevede i test di secondo livello con il dosaggio di Ige specifiche nel sangue, in questo modo si possono cercare direttamente sul siero gli anticorpi Ige specifici per quel tipo di alimento. Anche in questo caso, però, un RAST positivo non sempre significa allergia. E‘ indispensabile una rivalutazione specialistica ed eventualmente altri accertamenti sierologici, eventuali diete di eliminazione “ mirate” e, in casi dubbi, anche Test di Provocazione con alimento in ambito protetto per arrivare ad una definizione diagnostica.

Ulteriori differenze vanno fatte tra le allergie nei bambini e negli adulti. Sono molti i bambini che soffrono di allergie alimentari ma, entro i 5 anni di vita, possono diventare tolleranti: del circa 8% di bambini che soffrono di allergie solo il 2% diventano adulti allergici; nell’adulto, invece, le allergie alimentari sono permanenti. Nei bambini gli allergeni più frequenti sono il latte vaccino, le uova, il pomodoro, le arachidi e la soia; nell’adulto invece sono soprattutto crostacei, frutta secca, frutta a guscio, vegetali crudi o cotti, pesci a provocare reazioni avverse.

La marcia allergica inizia nel bambino e segue poi una certo percorso. Il picco di allergie arriva nei primi anni di vita ma diminuisce con l’aumentare dell’età: il 56% dei bambini guarisce entro i primi due anni di vita, l’87% entro il terzo. È infatti un problema pediatrico che si può prevenire già in gravidanza mangiando in modo corretto, allattando al seno, evitando il fumo passivo e facendo vivere i bambini in un ambiente sereno.

Lo sviluppo della tecnologia e la diffusione di internet hanno portato a un proliferare di siti web non attendibili ,in cui si trovano facilmente informazioni infondate ed errate che spesso indicano false intolleranze diagnosticate con metodi inaffidabili.

Numerosi sono i test privi di validità tra i quali l’analisi del capello, il DRIA test, i test Bioelettrici, la Kinesiologia applicata, il riflesso cardio-auricolare, il VEGA:Test, ed anche molti test ematici quali Cytotest, ricerca IgG4 ecc  : effettuare e dare credito a questi test comporta il rischio di sottoporsi a diete non corrette che possono portare a stati di malnutrizione e danni, soprattutto nei bambini, per ricordare il rischio che una vera allergia alimentare non diagnosticata.

I test validati per la diagnosi di allergia, quindi, sono i test cutanei,il RAST, quello per l’intolleranza al lattosio e zucchero e, in caso di dubbi, il test di scatenamento orale ; tutto l’iter comunque deve assolutamente partire da un inquadramento anamnestico preciso fatto in primis dal Curante e successivamente dallo Specialista (Allergologo, Gastroenterologo… ) di riferimento.

 La FNOMCeO ha redatto, su tali argomenti, un documento condiviso con le altre società scientifiche nel quale si spiegano le differenze tra allergie e intolleranze alimentari ,allo scopo di fornire ai Medici delle semplici linee guida che possano orientare nella scelta delle indagini più corrette per il singolo Paziente.

Questo per fare chiarezza in questo campo così vasto della Medicina, campo dove oggi si vorrebbe trovare ( erroneamente!) una risposta clinica alle più   svariate  patologie , anche a quelle che con l’allergia alimentare non hanno assolutamente nulla in comune.

 È quindi molto importante , soprattutto per il Paziente,interpretare correttamente i sintomi , onde evitare accertamenti inutili, costosi ed inefficaci, spesso fuorvianti ad una diagnosi clinica corretta.

 

FacebooktwittermailFacebooktwittermail