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Certificati malattia: dagli incentivi al numero di visite i chiarimenti dei medici fiscali sulla nuova normativa

«Da più parti leggo che con la nuova normativa sulle visite di controllo sarà possibile per il lavoratore del pubblico come del privato ricevere il medico fiscale due volte nello stesso giorno. È una delle notizie non vere di questo periodo». Annalisa Sette responsabile dei medici fiscali del Sindacato Snami, chiede un’interpretazione mediatica più corretta del regolamento del Ministero della Pubblica Amministrazione che ha riformato le visite ai lavoratori assenti per malattia uniformando i dipendenti pubblici ai colleghi del privato. A partire dal nodo delle due visite nell’arco della stessa malattia che abrogano la disposizione del ministero della Salute 206/2009 secondo cui erano esclusi dai controlli tutti i dipendenti cui fosse già stata fatta l’ispezione per il periodo di prognosi indicato nel certificato. «Più controlli nel periodo di prognosi saranno consentiti, e del resto ciò è sempre avvenuto nel privato: questo afferma il Regolamento. Che invece non parla di due visite lo stesso giorno. Del resto -spiega Sette- sarebbero inutili e controproducenti. Esiste una giurisprudenza consolidata da circa 20 anni in Cassazione. Ricordo una pronuncia in particolare (la 475 del 1999, ndr) secondo cui si ritiene vessatoria la visita “continua” nei confronti di un lavoratore, e per analogia una “continuità” in tal senso può ben essere rappresentata nella dipendente che riceva visite fiscali di mattina e di pomeriggio nello stesso giorno. Intuitivamente, le condizioni verificate al mattino dal medico fiscale, non sono cambiate alla sera. Inoltre il controllo sistematico per accertare la persistenza della malattia può talora aggravarla, come era stato sancito nel caso in giudizio».

Altre cose che si leggono e non sono vere: «Non prenderemo incentivi per accorciare le prognosi come purtroppo sento ripetere da qualcuno. Nella proposta Inps in fase iniziale si evocano premi di operosità generici, ma riferiti a un medico che a sua volta contiene le assenze dal lavoro. Come sindacato non accetteremmo argomenti che minassero la fiducia del lavoratore nel medico Inps che si presenta a domicilio. Noi siamo “parti terze”, chi toglierebbe al paziente il sospetto che vogliamo lucrare sulla sua pelle? E come si eviterebbe un’inutile impennata di contenziosi?» Non è neanche vero che i medici Inps potranno ricevere incentivi sul numero di visite svolte, sempre in virtù di una “nuova” accezione di operosità. «L’aumento esiste già nella misura in cui siamo prestatori d’opera pagati a visita, ma si tratta di un corrispettivo per la visita, non di incentivo per la visita in più. E comunque nella nostra piattaforma convenzionale siamo orientati a chiedere una retribuzione su base oraria».

Un cenno infine alla trattativa in corso tra sindacati ed Inps. «Ci siamo visti due volte a dicembre, mentre quest’anno non sono state fin qui formalizzate richieste di altri incontri. Si sta trattando anche di argomenti fiscali, il regime di tassabilità dei rimborsi non può prescindere dalla chiarezza sul nostro status giuridico: siamo liberi professionisti convenzionati o parasubordinati? Su nostro input è stato inviato un interpello all’Agenzia delle Entrate. Ogni sindacato sta producendo una piattaforma sua nell’alveo dell’atto di indirizzo per fare in modo di stabilizzare questo nostro lavoro e non lasciarlo atipico. Al momento tra i medici convenzionati siamo gli “ultimi atipici”».

Mauro Miserendino

(Doctor33)

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