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Continua emorragia di laureati, per giovani è “quasi allarme”

Non è ancora allarme emigrazione medica in Italia ma poco ci manca. L’Osservatorio Giovani Fnomceo riunito a Torino ha esaminato i dati di una rilevazione di cinque anni (2009-2013): su 6-7 mila laureati annui il 2% – cioè 700 unità – è emigrato per lavorare in altri paesi in genere europei. I dati si evincono dalle cancellazioni dagli albi con richiesta d’andare all’estero, dato probabilmente sottostimato (molti studenti pur trasferendosi mantengono l’iscrizione in Italia). Spesso si tratta di abilitati che non hanno aspettato di iscriversi alla specialità, consapevoli che i posti erano pochi, e saranno sempre meno. «Quest’anno in Italia c’è una disponibilità di 3500 contratti, la metà dei laureati. In questo contesto -racconta Domenico Montemurro, responsabile dell’Osservatorio Giovani Fnomceo con Giulia Zonno- si registra una sentenza della Corte Costituzionale, la 126 del 7 maggio scorso, secondo cui ogni regione può chiedere che i contratti specialistici da essa promossi, una volta trasformati in medici specialisti, non escano dal proprio territorio».

Finora i contratti di formazione, in gran parte “nazionali” e fissati da un accordo tra ministeri di Salute e Università, sono sempre stati spendibili su tutto il territorio italiano. «D’ora in poi invece i soldi investiti dalle regioni per contratti aggiuntivi là dovranno restare se la regione lo chiede, e non si sa per quanti anni il medico non potrà trasferirsi. La Consulta dà l’ok alla legge 9 del Veneto che ha previsto 92 contratti di formazione specialistica regionali in tre anni da affiancare ai 400 previsti dai ministeri in quella regione. La legge regionale, per garantire uno sbocco ai laureati nelle facoltà venete, ha stanziato 27 milioni e potrà prevedere che una volta specializzati i medici continuino a lavorare in Veneto». La Consulta afferma che l’obbligo di restare in regione a lavorare non modifica  lo schema tipo del contratto statale (“anche se la Regione, dovrà adeguare le clausole”). Montemurro ricorda peraltro che per l’anno accademico 2013/14 sarà istituita una graduatoria nazionale degli ammessi alle scuole di specialità.  «Sicuramente dopo questa sentenza, le modalità del concorso nazionale prossimo per le scuole di specialità, al vaglio del Consiglio di Stato, andranno riviste», considera Montemurro. E aggiunge: «Come saranno armonizzati in una graduatoria nazionale i contratti regionali, visto che molte scuole di specialità sono consorziate con altre Regioni? Quali allora i criteri per l’accesso nazionale? Le fughe all’estero potranno essere rallentate dai contratti regionali? Domande che trovano risposte in una corretta programmazione».

Marco Malagutti (Doctornews)

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