image

Giovani medici in fuga verso l’estero: stillicidio non si ferma

Sono oltre 6.400 i giovani medici, pari al 15% dei neoformati all’anno, che dal 2009 hanno avviato le pratiche per esercitare la professione all’estero, e il trend incrementale di quanti si stabiliscono in modo permanente in Svizzera, Regno Unito, Francia e Germania è preoccupante. Lo sottolinea una nota dei Giovani medici del Sigm, che hanno lanciato una mobilitazione nazionale sul tema per il 3 giugno 2014. Uno stillicidio, spiega la nota del Sigm, iniziato ormai da tempo che potrebbe trasformarsi in una copiosa emorragia. Tutto ciò poiché lo Stato Italiano, dopo aver formato migliaia di giovani laureati in medicina e chirurgia, non riesce a garantirne la formazione post lauream. I numeri parlano chiaro. A fronte di una stima di almeno 9000 candidati (6.700 neolaureati circa a cui devono aggiungersi quanti non hanno avuto accesso al post laurea nei precedenti anni accademici), il contingente di contratti di specializzazione attualmente finanziabili dal Governo Italiano non raggiungerà nella migliore delle ipotesi le 3.500 unità, a cui devono aggiungersi circa 900 borse di studio per la formazione specifica di medicina generale. Il quadro tenderà a peggiorare nei prossimi anni, continua la nota Sigm, in ragione dell’incremento progressivo degli accessi a medicina, effettuato negli ultimi anni senza l’adeguamento del capitolo di spesa sulla formazione medica post laurea. Si tratterebbe di uno spreco di risorse umane e di una pessima valorizzazione delle professionalità della nostra sanità, sottolineano i giovani medici. Non trovare fondi per sostenere la formazione di area sanitaria è un atto di miopia, continua la nota, un enorme spreco di risorse pubbliche, di talenti e un regalo ai nostri competitori internazionali, nel contesto dell’Europa Unita e con l’attivazione della sanità transfrontaliera L’Italia, infatti, sta “regalando” le proprie risorse umane della sanità ad altri Paesi in diretta competizione per attrarre cittadini e pazienti a curarsi nelle loro strutture assistenziali, conclude la nota.

Marco Malagutti (DoctorNews)

facebooktwittermailfacebooktwittermail