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Guardia medica, è boom di aggressioni. Snami: più rischi con nuovo modello lombardo

Guardia medica amara. Le ultime aggressioni sono state a Lucca a una dottoressa chiamata per una visita al campo nomadi e costretta, come denuncia l’Omceo locale, a visitare tutti gli influenzati del campo in barba agli orari di servizio, e a un’altra intrappolata in una via a fondo chiuso da un malintenzionato con l’auto. Per i medici di continuità assistenziale non c’è pace in tutta Italia. In Sicilia la presidente regionale del Sindacato Medici Italiani Rosalba Muratori chiede una conferenza dei servizi dove parlino non solo le Asl ma anche i sindaci e i prefetti. Il messaggio è: il servizio non va sguarnito. Di fronte a un boom di episodi di violenza, il paese ha bisogno di un corpo medico coeso e non di uno smantellamento di servizi. Lo afferma anche Salvatore Santacroce, vicesegretario Snami e presidente provinciale di Pavia che si batte contro la sostituzione dell’attuale centrale operativa di continuità assistenziale (Coca), retta da medici, con la nuova centrale dell’Agenzia regionale emergenza urgenza-Areu, composta da infermieri triagisti che rispondono da remoto. Anche nel Pavese si sono moltiplicate le aggressioni, le ultime a Torre d’Isola e Voghera, con due dottoresse imprigionate dai pazienti in altrettante visite domiciliari. Una paziente voleva i giorni di malattia, un altro le medicine, hanno iniziato a inveire.

«Le colleghe si sono salvate chiamando la centrale operativa, nel secondo caso sono intervenuti i carabinieri. Ma se la centrale operativa non ci fosse più, come l’Ats ha previsto avvenga da aprile, chi le salverà?», si chiede Santacroce, che in una lettera al Direttore Generale chiede di non smantellare l’attuale centrale operativa. Nel resto della Lombardia nel quadro di una riduzione dei presidi le Coca sono state sostituite dal servizio Areu. «Ma per la sicurezza del medico questo non è una garanzia, anzi. I pazienti chiamano, l’infermiere -subito contattabile – fa il primo triage al telefono, interessa il medico in postazione che però nelle situazioni di carenza va prima reperito, e qui possono trascorrere minuti e mezze ore, poi parla al paziente e solo dopo si avvia a casa sua. Tanto tempo perso, e vi possono già essere rimostranze per il medico arrivato tardi a casa. Il medico della Coca invece non solo conosce i colleghi che vanno a effettuare le visite ma conosce il territorio e spesso in qualche modo i pazienti, sa dove si reca il collega, il cui percorso è tracciato; in caso di problemi sul posto, la chiamata alla centrale tutela realmente il medico che può avere un supporto in pochi minuti». Santacroce ricorda che i sindaci del Pavese si sono ribellati alla chiusura delle postazioni e che è stata per adesso scongiurata la possibilità di non fornire più accompagnatori delle Croci ai medici impegnati in zone poco tranquille. «L’Ats Pavia vorrebbe spostare le postazioni dalle sedi delle associazioni di volontariato a luoghi isolati e privi di personale quali sono anche strutture dentro ospedali. Noi diciamo che la garanzia della sicurezza del lavoratore è compito del datore di lavoro; come Snami insistiamo nella posizione di mantenere le sedi nelle “Croci” dove già presenti e di provvedere anche nelle altre postazioni alla sicurezza mediante impiego di personale che affianchi i medici e li accompagni nelle visite domiciliari. In Sardegna dopo l’assassinio di una collega la Regione fornisce vigilanti armati che accompagnano i medici. In Lombardia dobbiamo attendere un omicidio prima di essere ascoltati?»

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