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Il Ministro Lorenzin sul Ssn “ripensarne il modello, ma non siamo all’anno zero”

Un nuovo modello di Servizio sanitario nazionale più competitivo in Europa, i problemi legati alle riduzioni della spesa e agli sprechi, ma anche precariato, problemi degli specializzandi e responsabilità professionale medica. Sono tanti i temi affrontati dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin (foto) nella sua prima uscita pubblica in occasione del terzo congresso nazionale della Cisl medici. Il ministro ha affermato in primo luogo come «ulteriori riduzioni di spesa non siano affatto compatibili» è necessario «concordare preventivamente con le Regioni modalità di risparmio che tengano conto anche degli sforzi e dei risultati che le stesse Regioni hanno realizzato nel corso degli anni». Poi c’è il capitolo competitività «dobbiamo proporre all’Europa un modello innovativo di assistenza, in grado di accogliere i cittadini europei che decidano di venire a curarsi in Italia, nelle nostre strutture di eccellenza che esistono e sono tante» ha aggiunto Lorenzin, che ha messo tra le sue priorità anche «ridurre gli sprechi, un’esigenza morale ed etica prima che economica».
Il neo ministro ha anche assicurato il suo impegno sulla questione della responsabilità professionale medica, questione sulla quale ha annunciato un’imminente convocazione delle parti sociali, mentre per quel che riguarda la libera attività professionale, il ministro ha affermato che intende mantenere l’impegno del suo predecessore Renato Balduzzi di dilazionare di sei mesi il termine per l’avvio della sperimentazione dell’intramoenia. Poi un passaggio su un tema molto caro ai medici quello del precariato: «l’obiettivo è il superamento di ogni forma di precariato, con soluzioni innovative che premino il merito» ha detto Lorenzin, sottolineando come nel campo medico «un’intera generazione, ovvero la mia, è fuori. È necessario uno sforzo per ricucire le generazioni in Italia». Infine il ministro ha annunciato che avvierà un percorso di confronto con il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e con quello dell’Economia per un adeguamento del numero dei contratti di specializzazione, già a partire dal prossimo anno accademico.

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