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La Riforma sanitaria lombarda ed il nuovo assetto territoriale

Coordinato dal Presidente Spata, nella sede dell’OMCeO di Como si è tenuto un incontro con le rappresentanze di tutti gli Ordini, Collegi ed Organizzazioni sindacali dell’area sanitaria della provincia per fare un primo bilancio dei risultati conseguenti al nuovo assetto territoriale della sanità nell’area dell’alto-medio Lago di Como, anche in relazione alla futura riorganizzazione amministrativa delle aree vaste.

Dopo attenta e approfondita analisi dei dati disponibili (a partire dalla verifica delle distanze e dei relativi tempi di percorrenza, nonché della presenza di offerta di servizi sanitari) è stato stilato un documento, unanimemente condiviso, che è stato inviato nei giorni scorsi alla Regione Lombardia e che riportiamo di seguito.

In data 19 aprile 2016 si è tenuta presso l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Como – che in questa sede agisce quale semplice coordinatore – una riunione cui sono state invitate tutte le rappresentanze di Ordini e dei Collegi dell’area sanitaria oltre alle rappresentanze sindacali.

Ordine dei Farmacisti  Dr. De Filippis – Dr. Cappellini di Lanzo Intelvi
Ordine dei Veterinari Dr. Giovanni Rattegni
Collegio IPASVI Dr. Oreste Ronchetti
Ordine dei Medici e degli Odontoiatri Dr. Gianluigi Spata

Rappresentanze sindacali
SNAMI Dr Giovanni L’Ala
FIMMG Dr. Alberto Robbiati
FIMP Dr.ssa Elisabetta Profumo
SMI Dr. Massimo Gatto
ANDI Dr. Massimo Mariani
FEDERFARMA Dr. Attilio Marcantonio

Scopo della riunione
La riunione aveva lo scopo di fare un primo bilancio dei risultati prodotti dal nuovo assetto territoriale della riforma sanitaria lombarda nell’area del medio ed alto lago di Como, area passata dalla ASL di Como alla ATS della Montagna.

Al fine di evitare il rischio di avere opinioni influenzate da “scomodità personali” indotte dalla novità della riforma si è deciso di procedere ad un esame dei dati disponibili sulla base di criteri quanto più omogeni ed oggettivi che concordemente sono stati individuati nei principi guida che hanno ispirato la riforma sanitaria e che sono stati posti dalla Regione anche a base della futura riorganizzazione delle “aree vaste”:

– semplificazione della vita dei cittadini;
– miglioramento della qualità dei servizi resi ai cittadini;
– riduzione di tempi e costi della pubblica amministrazione.

Prima di procedere all’illustrazione per ogni singolo settore delle criticità che sono sorte a seguito dell’applicazione della riforma è opportuno mettere in luce un aspetto che è stato sottolineato in maniera uniforme da tutti i partecipanti.

I confini delle Agenzie di Tutela della Salute sono stati determinati sulla base dell’omogeneità territoriale e pertanto è stato individuato un “corridoio alpino” che attraversa la regione da ovest ad est a partire dalla zona di Porlezza sino ad arrivare alla Valle Camonica.

La regione ha individuato nella ex provincia di Sondrio il polo dell’area montana e ad essa ha aggregato anche le zone montane ricomprese nel teorico “corridoio alpino” tra cui quella posta ad ovest del lago di Como.

Questa scelta, seppur dettata dall’opportunità di accorpare aree aventi caratteristiche comuni e volta a fornire un miglior servizio al cittadino, calata nella realtà ha messo in evidenza una valutazione insufficiente della morfologia del territorio, della rete stradale ed in alcuni casi, ad esempio nel campo dell’attività agricolo pastorale, della ricorrenza di caratteristiche solo esteriormente comuni.

Morfologia del territorio e tempi di percorrenza
L’area posta ad ovest del lago di Como

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La zona che va dalla Valle d’Intelvi sino a Gera Lario è passata sotto la competenza della ATS della Montagna poiché considerata territorio montano. La decisone, apparentemente coerente, non tiene conto dell’orografia, del reticolo stradale e in definitiva dei tempi di percorrenza imposti dal nuovo assetto.

Se si analizza con attenzione l’area si apprende che il punto di equidistanza tra Como e Sondrio è il comune di Gravedona da cui ci vuole circa 1 ora e dieci minuti per raggiungere entrambe le città (54 km a Como e 52 Km a Sondrio).

La popolazione che risiede nei comuni posti a sud di Gravedona gravita, per evidenti ragioni di tempo su Como, mentre quelli posti a nord tendenzialmente è portata a recarsi in Valtellina.

Se si devono valutare gli effetti della riforma sulla base dei principi ispiratori della stessa ovvero

– semplificazione della vita dei cittadini;
– miglioramento la qualità dei servizi resi ai cittadini;
– riduzione di tempi e costi della pubblica amministrazione;

è del tutto evidente che gli aspetti legati ai tempi di percorrenza ed alla distanza sono fondamentali.

Da questo punto di vista la riforma complica sostanzialmente la vita ai cittadini che vivono nei comuni posti a sud di Gravedona. L’affermazione è di facile comprensione se si tiene conto della seguente tabella riferita ai servizi erogati nei rispettivi capoluoghi di provincia

Dongo – Sondrio 1,12 H 57 KM
Dongo- Como   1,07 H   49,6 KM

Menaggio – Sondrio 1,27 H 72 KM
Menaggio – Como 57 min 36 KM

Porlezza – Sondrio 1,41 H 81 KM
Porlezza – Como  1,10 H 48 KM

San Fedele D’Intelvi – Sondrio 1,57 H 94,5Km
San Fedele D’Intelvi – Como 50 min 30,5 KM

I tempi[1] di percorrenza si riferiscono all’uso di un’autovettura. Il calcolo del tempo necessario a percorrere il medesimo tragitto con mezzi pubblici varia sensibilmente in relazione all’orario di partenza ma è sensibilmente superiore a quello dell’autovettura privata.

Tutti i servizi di natura sanitaria che vengono erogati presso le sedi centrali, dopo la riforma, sono sostanzialmente più disagevoli e dispendiosi, sia in termini di tempo che di denaro, per i cittadini che vivono a sud del comune di Gravedona.

L’eventuale delocalizzazione di servizi sul territorio, al contrario, comporterebbe per l’ATS della Montagna un aumento dei costi di gestione ed un maggiore dispendio di tempo e risorse da parte del personale.

Una rideterminazione dei confini delle ATS che tenga conto delle realtà locali e riconduca sotto la ATS dell’Insubria i comuni a sud di Gravedona contribuirebbe a migliorare sensibilmente per i cittadini gli effetti della riforma e agevolerebbe gli amministratori nella gestone delle risorse sul territorio.

Le osservazioni degli Ordini professionali, dei Collegi e delle strutture sanitarie
Tutte le osservazioni che seguono si devono intendere con riferimento alla zona territoriale composta dai comuni posti a sud di Gravedona per le ragioni più sopra esposte.

Ordine dei Farmacisti
L’Ordine segnala che da anni sono state avviate con la ex ASL di Como collaborazioni volte a migliorare e rendere più efficaci le visite ispettive ed i corsi di formazione. In particolare vengono individuati e concordati i temi più sensibili in materia di rispetto ed aggiornamento delle normative. Viene svolta, infatti, una proficua cooperazione con l’Ufficio farmaceutico locale della ex ASL

Queste attività, costruite e consolidate nel corso di molti anni, hanno consentito e consentono tuttora di migliorare costantemente il servizio reso dalle farmacie agli utenti e sono un ausilio continuo allo svolgimento della professione.

Questi strumenti di crescita e miglioramento della qualità del servizio verrebbero persi dai colleghi che lavorano nei comuni oggi trasferiti sotto la ATS della Montagna; in questo caso la riforma produrrebbe un depauperamento di nozioni ed esperienze difficilmente sostituibili a breve e medio termine da nuove collaborazioni con la ATS della Montagna stanti le condizioni logistiche già segnalate.

Sotto diverso profilo si deve segnalare che l’attività di collaborazione consente alla ATS di ottimizzare le risorse da dedicare alle proprie attività istituzionali in materia farmaceutica, con un evidente economia sui costi di gestione. Anche queste oculatezze verrebbero definitivamente perse qualora permanesse l’assetto territoriale prescritto dalla riforma. E’, inoltre, verosimile ipotizzare un aumento di spesa per la ATS della Montagna che deve controllare farmacie che si trovano ad oltre due ore di distanza dalla propria sede ed a circa cinquanta minuti da Como.

Ordine dei Veterinari
Una prima criticità segnalata riguarda le caratteristiche delle attività di allevamento ed agricole presenti nelle valli che costeggiano il lago rispetto a quelle presenti in Valtellina. Le prime, infatti, sono piccola dimensione con un numero di animali limitato, con mezzi assai contenuti e spesso di tipo monofamiliare. La loro distribuzione è molto irregolare ed articolata in tutti i paesi sia del lago che delle valli limitrofe. In Valtellina, al contrario, poiché il fondovalle è sufficientemente ampio, si trovano insediamenti di dimensioni maggiori con allevamenti di bestiame più simili agli allevamenti che si trovano in zone pianeggianti. Queste aziende sono caratterizzate da strutture di maggiori dimensioni e con mezzi tecnologici aggiornati. Gli allevatori situati nella realtà lariana mantengono col servizio sanitario pubblico una rapporto diretto anche attraverso l’istituzione di una assistenza zooiatrica (h 24), convenzionata tra il servizio pubblico e i prestatori d’opera libero professionisti, che in queste aree di marginalità per la loro professione, non troverebbero una convenienza economica per esercitarla se non ci fosse il supporto pubblico.

Le piccole dimensioni delle imprese agricole del medio ed alto lago hanno fatto nascere in questa zona diversi punti di macellazione di piccole dimensioni ma funzionali per spazi e distanza alle caratteristiche delle aziende che vi si rivolgono.

La ATS della Montagna, attraverso i suoi funzionari, ha già comunicato che i macelli presenti lungo il lago sono troppi e dovranno subire un ridimensionamento numerico. Tale decisione renderà il servizio decisamente meno agevole per le aziende del lago di Como poiché esse si dovranno recare in macelli più lontani con costi maggiori, utilizzando mezzi di trasporto pesanti con ripercussioni sulla viabilità lacustre ed esponendo gli animali a viaggi più estenuanti, tutto a scapito del loro benessere. E’ anche da considerare che nel corso degli anni, attraverso il mantenimento costante dei requisiti normativi, tutti i macelli presenti hanno consentito di contrastare con successo il fenomeno delle macellazioni clandestine; in questo ambito hanno anche svolto in modo ottimale la funzione di punto di riferimento per le macellazioni dei suini uso famiglia, tradizionalmente tenute presso il domicilio dell’allevatore, che ora vengono effettuate con sempre maggiore frequenza presso strutture controllate garantendo al pubblico un livello di sicurezza superiore.

Si deve sottolineare, inoltre, che grazie all’impegno ed all’opera dei dirigenti del Dipartimento di Prevenzione Veterinario della ex ASL di Como sono state create negli anni e mantenute in attività diverse  celle di stoccaggio della selvaggina cacciata (ubicate in aree funzionali sul territorio e per numerosità uniche in Lombardia) ove vengono conferite per il controllo veterinario ed i prelievi del caso le carcasse degli animali di grossa selvaggina cacciata nelle aree montane del territorio lariano, prima di essere esitate al consumo umano diretto o alla preparazione gastronomiche presso le ristorazioni tipiche. Anche questo è un servizio al pubblico che la ATS della Montagna vorrebbe ridimensionare con conseguente peggioramento della qualità del servizio reso al cittadino.

Un ulteriore elemento distonico creato dall’avvio della riforma è l’abbandono delle attività di diagnostica fornite dalla sezione di Binago dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia – laboratorio condiviso tra Como e Varese – a favore di quello di Sondrio con conferimento dei campioni a Morbegno.

Anche in questo caso se si tiene conto che il punto di equidistanza tra Como e Sondrio è il comune di Gravedona ben si comprende come l’invio dei campioni a Morbegno diventi certamente meno agevole in tutti quei casi in cui il servizio di veterinaria venga svolto a valle di tale comune.

A fronte del maggior disagio degli utenti del servizio si ha anche una perdita di sinergie poiché il laboratorio zooprofilattico di Binago ben strutturato e già al servizio di due province perderà una quota importante di lavoro con conseguente aumento dell’incidenza dei costi fissi e minor economicità della struttura.

Un ulteriore ed evidente incongruenza prodotta dall’attuale impostazione territoriale post riforma è riscontrabile nel servizio di reperibilità nell’area del medio ed alto lago.

Questo servizio è tutt’ora gestito ed attuato, per la parte di recupero degli animali in difficoltà, da operatori e con mezzi forniti da Como. La ragione di tale scelta risiede nel fatto che la struttura di Sondrio non è in grado di intervenire con adeguatezza con i propri servizi nelle località del Lario a causa della distanza e dei tempi di percorrenza, per cui l’attività viene appaltata a chi la gestiva prima.

Questo tipo di servizio oltre ad avere un costo economico comporta anche difficoltà oggettive, ampliate dalla dismissione delle mansioni attribuite alla amministrazione provinciale dopo la sua cancellazione, costantemente presenti a cagione dell’elevata antropizzazione del territorio e dalla compresenza di animali selvatici anche di grosse dimensioni. La ex Asl di Como ha negli anni, attraverso il suo Dipartimento Veterinario, creato le condizioni di persone e mezzi affinché questa problematica fosse affrontata con competenza e infatti viene utilizzata per gestire il servizio che altri non possono dare.

La distanza che separa la valle d’Intelvi e la Val Cavargna da Sondrio provoca anche disservizi banali, ma decisamente fastidiosi, quale ad esempio la stipula di una convenzione con un unico distributore di carburante per tutta l’area del medio ed alto lago sito a Porlezza. Gli operatori cui è stata affidata l’auto di servizio sono dunque costretti ad effettuare lunghi e tortuosi percorsi, con un gran dispendio di tempo, per poter procedere al rifornimento.

Come più sopra riportato da parte dell’Ordine dei Farmacisti anche per quanto riguarda i Veterinari nel corso del tempo si sono instaurate con la ex ASL proficue collaborazioni che hanno consentito e consentono tutt’ora l’erogazione di prestazioni con risultati qualitativi migliori e con minor dispendio di risorse ed energie. Queste vantaggiose sinergie sono state oggi dissipate in modo totale ed il dialogo con la ATS della Montagna va reimpostato tutto da capo. Allo stato, infatti, i veterinari che sul territorio ricevono direttive dal servizio di Veterinaria di Sondrio hanno meno possibilità di confronto, vista anche la distanza con la sede del dipartimento.

Con riferimento alla zona del medio ed alto lago, così come definita nella premessa di questo documento, si deve dare atto che per quanto riguarda il settore veterinario non sono emerse sinergie particolari derivanti dalla apparente omogeneità di questo territorio con quello della Valtellina che permettano di semplificare la vita dei cittadini e produrre economie di scala o miglioramenti dei servizi.

Collegio I.P.A.S.V.I. (Infermieri)
Come già rilevato anche dagli altri ordini e collegi la maggiore criticità risulta essere legata alla viabilità, sia privata che pubblica; la distanza tra il centro lago e Sondrio è decisamente maggiore rispetto a quella insistente su Como. A questo va sommato il disagio dovuto ai trasporti pubblici che gravitano sostanzialmente su Como, sia quelli su gomma che, ovviamente, quelli lacustri. Ciò implica che qualsivoglia necessità che preveda per l’utente la necessità di interloquire con la sede centrale dell’ATS comporterebbe forti disagi, considerando anche, che la digitalizzazione della pubblica amministrazione, area socio sanitaria in particolare, è ancora scarsa e che spesso (troppo spesso) l’utente è costretto ad interloquire fisicamente con gli operatori. Inoltre le valli del lago risultano scarse anche dal punto di vista delle infrastrutture per la digitalizzazione.

Altro aspetto critico riguarda i professionisti che esercitano nell’ospedale pubblico di Menaggio, che rischierebbero di ritrovarsi nelle condizioni di poter essere trasferiti “d’ufficio” nella ex provincia di Sondrio.

L’istituzione, finalmente, del servizio dell’infermiere di famiglia/comunità, potrebbe portare un ulteriore criticità se dovesse avere come riferimento, operando a sud di Gravedona, l’ATS della Montagna.

Infine facciamo rilevare che storicamente e “naturalmente” la migrazione delle persone della ex provincia di Como, in ambito socio sanitario è sempre stata verso sud, ovvero nelle ex provincie di Monza Brianza e Miano, molto più limitatamente verso la ex provincia di Varese e quasi mai verso la ex provincia di Sondrio.

In base a queste considerazioni non riusciamo a comprendere perché il legislatore abbia voluto smembrare la ex provincia di Como accorpandola in parte con la ex provincia di Varese ed in parte con la ex provincia di Sondrio, anziché accorpare le due ex provincie di Como e Lecco, che storicamente, morfologicamente e anche attraverso i trasporti pubblici (vedi ferrovia Como Lecco) risulta decisamente più compatibili, eventualmente, per ridurre ulteriormente i costi, con la ex provincia di Monza Brianza.

Medici MMG (medici di medicina generale) e PLS (pediatri di libera scelta) convenzionati con il SSN
I rappresentanti dei medici di medicina generale e dei pediatri comunicano che la ATS della Montagna ha tenuto una riunione aziendale in cui i funzionari hanno informato i medici che non verrà istituito alcun “Distretto” presso Menaggio ma l’area del medio ed alto lago è un “Ambito” della ATS della Montagna.

La ragione di tale decisione non è stata comunicata in modo esplicito, tuttavia i funzionari hanno chiaramente fatto intendere che le ragioni sono di natura economica.

La decisione della ATS della Montagna ha un impatto diretto sui cittadini del medio ed alto lago che, in mancanza di un distretto, devono recarsi a Sondrio per tutti quei servizi erogabili in ambito distrettuale.

Una tale decisione collide con il principio di rendere più facile la vita ai cittadini e di fatto deteriora il servizio reso. A questo proposito si deve sottolineare che i nuovi funzionari non conoscono la realtà del territorio in cui devono erogare i servizi.

La ATS della Montagna, inoltre, non ha confermato che verranno mantenuti i Presidi Territoriali ed a dimostrazione della concretezza dell’impatto di tale mancata conferma sui servizi erogati si segnala che la ATS ha già abbandonato l’informatizzazione della Guardia Medica di San Fedele.

E’ necessario ricordare che i presidi territoriali esistenti sul territorio del medio alto lago sono quattro e sono costituiti da strutture funzionali presso S. Fedele, Porlezza, Menaggio e Dongo (create alla fine degli anni 80 con grande sforzo e buon senso da parte delle allora amministrazioni con l’allora USL) che, secondo quanto dichiarato dal consigliere regionale Rizzi, dovrebbero essere via via ridimensionate e le attività ivi svolte dislocate in Val d’Intelvi in strutture private (COF Lanzo) con un evidente maggior disagio per l’utenza e senza alcuna considerazione della particolare situazione orografica e viabilistica della zona. A ciò si aggiunga che le attuali strutture ben potrebbero essere utilizzate per la costituzione di AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali).

Alla stessa stregua la ATS della Montagna ha già comunicato che non ha risorse per poter far proseguire il servizio di “rete” messo in essere dai medici della Val d’Intelvi, di Menaggio-Tremezzina e di Porlezza-Valli limitrofe (Valsolda, Val Cavargna, Val Rezzo) attraverso cui vengono rese disponibili a tutti i sanitari collegati le schede dei pazienti. Anche in questo caso non viene riconosciuta la particolarità del territorio ed il servizio regredisce in termini di qualità.

Il Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), erogato su base distrettuale, verrà erogato da Sondrio; tuttavia è un fatto notorio che il servizio di assistenza domiciliare per le sue peculiarità, per la necessità di erogare prestazioni modulate in riferimento al diverso grado di fragilità del paziente, all’organizzazione delle modalità di presa in carico, alla rilevazione del grado di bisogno, deve essere gestito su base locale per poter allocare le risorse, sempre limitate, in modo efficace. Una gestione delocalizzata favorisce, al contrario, l’aumentare degli imprevisti e delle inoperatività con conseguente aumento dei costi, delle difficoltà dei pazienti e con personale che è portato ad operare in condizioni di lavoro che non favoriscono l’erogazione ed il mantenimento di un servizio di alta qualità.

La ATS della Montagna non ha risorse da impiegare per far fronte ai nuovi servizi ed è evidente che gli amministratori non sono in grado, proprio per la tipologia delle prestazioni da erogare e delle caratteristiche del territorio, di fare economie di scala che, secondo quanto previsto dalla riforma, avrebbero dovuto maturare grazie all’assetto orografico omogeneo.

Sotto il profilo economico non è chiaro nemmeno quale sia il vantaggio per la ASST Lariana posto che i servizi sino ad oggi erogati permarranno immutati per i cittadini di Como e che è assai prevedibile che coloro che non godranno più delle stesse prestazioni di prima tenderanno a rivolgersi a questa ASST ben più vicina rispetto a Sondrio.

Da ultimo si deve segnalare che la formazione obbligatoria per i MMG ed i PLS, che per sua caratteristica dovrebbe essere omogenea per territorio, prevede piani formativi diversi tra ATS della Montagna e ATS dell’Insubria. Ancorché la ATS della Montagna abbia, in via informale, dichiarato che l’aggiornamento professionale potrà essere svolto senza particolari vincoli è comunque evidente che questo creerà una disomogeneità negli aggiornamenti e confusione sul piano organizzativo e logistico.

Ospedale di Menaggio
Sino alla metà del mese di aprile 2016 l’ospedale di Menaggio ha continuato ad erogare i servizi sulla base di rapporti di fatto poiché nonostante dal 1 gennaio 2016 l’ospedale faccia parte della ATS della Montagna nulla era stato predisposto per la transizione. Nel mese di aprile è stata sottoscritta una convenzione tra l’Ospedale Sant’Anna di Como e la ATS della Montagna che cesserà di avere efficacia il 31.12.2016 e, per quanto noto, non verrà rinnovata.

Le maggiori criticità riscontrabili presso la struttura di Menaggio segnalate dal personale medico sono le seguenti:

– i pazienti che necessitano una vista nefrologica non possono più accedere alla struttura, dove esiste anche un reparto di dialisi, ma devono recarsi all’Ospedale Sant’Anna presso la struttura di Via Napoleona; dal 1.1.2017 dovrebbero andare a Sondrio;

– i pazienti ritenuti autosufficienti ma con tracheo in sede + ossigenoterapia continua non hanno più alcun riferimento alla ASST di Como per cui sono costretti ad acquisire l’ausilio in via autonoma o cambiare la cannula tracheale magari in Pronto Soccorso come spesso è successo; in alternativa devono recarsi nel reparto di otorinolaringoiatria dell’Ospedale Sant’Anna sino al 31.12.2016; successivamente questi pazienti si dovranno rivolgere all’ospedale di Sondrio.

– gli anestesisti di Menaggio non sono più inseriti fra gli “Assistant” e quindi è loro preclusa la possibilità della prescrizione di cui sopra.

– i pazienti che accedono in pronto soccorso e che necessitano di un ricovero vengono spesso indirizzati agli ospedali di Gravedona e Sondrio anziché a Como perché di competenza dell’ ATS della Montagna;

– il reparto di radiologia è attualmente in grave carenza di personale ed il servizio non annovera alcun medico; i turni settimanali sono coperti con personale proveniente dai reparti di radiologia degli ospedali di Sondrio e Gravedona che vengono retribuiti a “gettone”;

– in caso di urgenza al di fuori dei normali orari di servizio non vi è alcun radiologo di guardia e gli esami vengono effettuati dai tecnici e trasmessi con il sistema PACS a Sondrio. Eventuali esami ecografici vengono sostituiti da accertamenti di secondo / terzo livello;

– non è più presente il secondo radiologo oramai da tempo per cui qualora vengano prenotate in contemporanea eco e tac con contrasto si corre il rischio concreto che non sia possibile eseguire uno dei due esami;

– i radiologici di Sondrio e di Gravedona non fanno esami vascolari (doppler ecc.) poiché presso l’Ospedale di Sondrio questo tipo di esami viene eseguito ambulatorialmente ed in urgenza dai chirurghi generali o in alternativa a Sondalo, quindi, in caso di necessità il paziente che viene assistito presso Menaggio dovrà essere trasferito presso l’ospedale di Sondrio;

– al reparto di radiologia è stata tolta la “struttura semplice” con la conseguenza che ben difficilmente si troverà un radiologo esperto disponibile a ricoprire l’incarico senza riscontro economico e senza una posizione professionale paritetica con gli altri responsabili;

– il servizio di rianimazione, a causa dell’infortunio di un collega durato un mese, è stato garantito da anestesisti di Como e da una collega a gettone a cui poi è stato ridotto in via unilaterale il compenso e la frequenza, per cui è verosimile che possa trasferirsi in altra struttura; questa situazione è destinata a peggiorare in futuro poiché il servizio di anestesia dell’Ospedale di Sondrio è sotto organico di dieci 10 anestesisti;

– il laboratorio dell’Ospedale di Menaggio dovrà cambiare i propri macchinari nonché le attrezzature per i prelievi poiché quelli in uso sino ad oggi sono incompatibili con le attrezzature presenti presso il laboratorio dell’Ospedale di Sondrio; questo comporterà la necessità di ripetere la formazione di tutto il personale coinvolto con conseguente aumento dei costi.

– il servizio di gastroenterologia è sempre stato supportato dall’Ospedale Sant’Anna di Como; risulta che Sondrio non abbia gastroenterologi da inviare nel prossimo futuro cosicché in caso di assenza dell’unico gastroenterologo disponibile il servizio dovrà essere sospeso.

Medici di continuità assistenziale
I medici segnalano che per quanto riguarda il servizio di Continuità Assistenziale dell’area del medio ed alto lago – punti di assistenza di San fedele e Dongo – la riforma viene applicata semplicemente mediante spostamenti su base territoriale.

Il servizio non viene integrato attraverso un’analisi comparativa e critica delle attività svolte.

Allo stato attuale i medici di Continuità Assistenziale continuano ad essere attivati dalla Centrale Operativa della Continuità Assistenziale di Como, non essendo stato modificato il numero telefonico che i cittadini devono chiamare. Pur essendo medici dell’ATS della Montagna continuano ad operare con le modalità dell’ATS Insubria. A ciò si aggiunga il fatto che gli operatori ricevono mail sia da ATS Insubria che da ATS della Montagna il che determina una evidente confusione.

Come già messo in evidenza dai colleghi di medicina generale l’informatizzazione del servizio è stata abbandonata e sono stati ritirati i pc che erano stati collocati nelle postazioni per informatizzare l’attività dei medici.

A cinque mesi dall’avvio della riforma sanitaria, la Continuità Assistenziale del Medio-Alto Lario non ha certo vissuto un passaggio migliorativo, ma semmai una regressione con l’abbandono della informatizzazione.

L’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri, che nella presente riunione ha svolto la funzione di mero coordinatore, deve osservare che sulla base dei dati raccolti il trasferimento dell’area del medio ed alto lago alla ATS della Montagna non ha prodotto i risultati sperati con riferimento ai tre obbiettivi richiamati in premessa:

– semplificazione della vita dei cittadini;
– miglioramento della qualità dei servizi resi ai cittadini;
– riduzione di tempi e costi della pubblica amministrazione.
L’elemento della omogeneità orografica non ha consentito di migliorare e semplificare la vita dei cittadini. Anzi, proprio la particolare conformazione del territorio, caratterizzata da una utenza sparsa su di una area piuttosto vasta e da una viabilità difficoltosa, è il primo ostacolo ad un più facile accesso ai servizi pubblici.

Il posizionamento del polo amministrativo ad una distanza considerevole, soprattutto in termini di tempi di viaggio, la particolarità dell’organizzazione sociale/amministrativa dell’area del medio ed alto lago basata su alcuni centri di servizi siti in punti strategici del territorio, la tendenza della popolazione a rivolgersi ai servizi seguendo quella che è la viabilità in direzione sud, unitamente al fatto che non sono state implementate le dotazioni economiche della ATS della Montagna, dimostrano che le prestazioni che vengono rese hanno una qualità che potrebbe non mantenere, nel prossimo futuro, gli attuali standard. A fronte di questo pericolo non vi è alcuna evidenza di economie di scala né di preservazione – a costi costanti – del livello di assistenza pre riforma.

Alla luce dei dati comunicati dagli operatori del settore sanitario risulta evidente che il nuovo assetto territoriale non produce alcun vantaggio in termini di salute pubblica, di mantenimento della qualità delle prestazioni né di risparmio di risorse o contrazione dei costi.

L’esperienza sul campo dimostra che è opportuno che l’aera del medio alto Lario mantenga il proprio fulcro amministrativo presso la ASST Lariana e ciò anche in previsione del possibile futuro assetto territoriale delle Aree Vaste orientato ad unificare i territori delle ex provincie di Como e Lecco.

Il Coordinatore
Dr. Gianluigi Spata

[1] I dati sono stati ricavati da “google maps” inserendo i punti di partenza e di arrivo.

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