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Medici fiscali. Risposta del Governo ad Amedeo Bianco

Segue l’interrogazione 3-00106 sul rapporto di lavoro dei medici fiscali dell’INPS.
La rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
SANTELLI, sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, con il presente atto parlamentare il senatore Bianco ed altri senatori richiamano l’attenzione sulla paventata sospensione, disposta dall’INPS, delle visite fiscali d’ufficio per le assenze per malattia dei lavoratori del settore privato, nonché sulle conseguenze di tale determinazione sull’attività lavorativa dei medici che finora hanno svolto tale funzione di accertamento per conto dell’istituto.
Al riguardo, tengo subito a precisare che l’INPS, su esplicita richiesta del Ministero che rappresento, ha comunicato di non aver mai sospeso tali controlli ma di avere solamente previsto, per l’anno in corso, una temporanea riduzione delle visite mediche disposte d’ufficio.
Tale determinazione trova la propria giustificazione nelle recenti disposizioni normative che impongono importanti tagli alle spese di funzionamento degli enti pubblici di assistenza e previdenza. In particolare, l’articolo 1, comma 108, della legge n. 228 del 2012 (legge di stabilità per il 2013) ha imposto all’INPS tagli alle proprie spese di funzionamento tali da conseguire, a decorrere dal 2013, risparmi aggiuntivi complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro annui.
L’INPS ha inoltre precisato che, nel corso del 2012, su un totale poco superiore ad 1.200.000 visite mediche di controllo, circa 917.000 sono state disposte d’ufficio, per una spesa complessiva pari a circa 50 milioni di euro, e che all’esito di tali visite è stato possibile pervenire ad una riduzione della prognosi solo in 83.000 casi. Pertanto, alla luce di tali risultanze, l’INPS si è determinato ad incrementare l’efficienza dei controlli medici attraverso una più attenta selezione dei casi da monitorare, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite mediche eseguite d’ufficio.
Tale decisione risulta, peraltro, in linea con l’esigenza di una sempre maggiore efficienza dell’azione amministrativa, cui l’INPS ha potuto fare fronte anche mediante l’utilizzo di innovativi strumenti tecnologici, quali ad esempio un sistema di data mining, attraverso il quale la scelta dei soggetti da sottoporre a visita di controllo viene guidata da un sistema informatico esperto, che garantisce oggettività, conservazione e riproducibilità delle azioni effettuate. Infatti, attraverso la costante elaborazione di tutti i certificati acquisiti e storicizzati presenti nei database centrali, l’istituto è in grado di individuare tutti quelli in costanza di prognosi. In tal senso, il modello di analisi delle certificazioni di malattia è basato su una particolare tecnica statistica di analisi che permette di segnalare i certificati più a rischio in termini di adeguatezza della prognosi, sulla base di un indicatore di probabilità.
In secondo luogo, l’INPS ha fatto ricorso alle cosiddette valigette informatiche, di cui sono dotati i medici di controllo, per la redazione – presso il domicilio del lavoratore – del verbale informatico, che viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell’istituto. In tal modo l’esito della visita risulta immediatamente disponibile per le attività di competenza dell’INPS e reso contestualmente accessibile.
Il terzo strumento è una nuova procedura, denominata SAVIO, ancora in fase di rilascio, per l’ottimizzazione dell’assegnazione delle visite ai medici di lista.
L’INPS ha altresì reso noto di aver valutato il rischio di un possibile incremento della spesa per l’indennità di malattia, come conseguenza della riduzione delle visite mediche di controllo. Al riguardo, l’istituto ha fatto presente, da un lato, che le assenze per malattia dei lavoratori devono essere sempre giustificate dalla presenza di un certificato medico – che si presume essere veritiero in ordine al riscontro dello stato di malattia – e, dall’altro, di aver predisposto sia a livello territoriale che nazionale un attento monitoraggio delle visite mediche, attraverso il quale potranno essere rilevate eventuali anomalie circa l’andamento della spesa per la gestione delle visite mediche in oggetto. Proprio in considerazione di ciò, tengo a ribadire che l’istituto ha previsto che la riduzione delle visite disposte d’ufficio riveste solo carattere temporaneo.
Per quanto concerne, invece, la ridefinizione dell’attuale tipologia di rapporto di lavoro intercorrente tra l’INPS e i medici fiscali, secondo una prospettiva di stabilizzazione dei medesimi, l’istituto ha precisato che, con i decreti ministeriali del 15 luglio 1986 e del 18 aprile 1996, emanati in attuazione del decreto-legge n. 463 del 1983, viene confermata «la natura di attività libero-professionale del rapporto di collaborazione fiduciaria che si instaura con l’Istituto e la piena autonomia professionale al di fuori di qualsiasi vincolo gerarchico».
Pertanto, una ridefinizione della collaborazione improntata ai canoni di stabilità e certezza non può prescindere da un’analisi dei vincoli imposti dalla vigente normativa in materia di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione e, più in generale, dal dettato dell’articolo 97 della Costituzione, che impone la regola del concorso pubblico.
Con riferimento alla selezione pubblica in corso per il reclutamento di 998 medici esterni, l’INPS ha confermato che il relativo bando riconosce uno specifico punteggio per l’attività prestata presso la pubblica amministrazione in materia previdenziale ed assistenziale.
In conclusione, a conferma dell’attenzione riservata dal Ministero che rappresento per la vicenda in parola, faccio presente che è in corso un confronto con l’INPS volto a cercare soluzioni che possano andare nella direzione di una continuità lavorativa dei medici di cui trattasi e della costituzione di un polo unico delle visite fiscali da gestire con il diretto coinvolgimento delle amministrazioni a vario titolo interessate.
BIANCO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BIANCO (PD). Signora Presidente, ringrazio la sottosegretario Santelli per il suo intervento e per aver cortesemente risposto all’interrogazione, ma dichiaro la mia insoddisfazione per la risposta: cercherò dunque di motivare perché non sono soddisfatto.
In primo luogo, non siamo di fronte a paventate sospensioni: le visite sono state sospese da due mesi. In secondo luogo, è vero che esse sono riprese, ma con una frequenza di sei-sette visite al mese, il che vuol dire un importo di circa 250 o 300 euro per i professionisti. In terzo luogo, è vero che la legge di stabilità per il 2013 prevedeva la riduzione delle spese di funzionamento dell’Istituto nazionale della previdenza sociale per circa 300 milioni di euro, di cui 50 milioni sono riduzioni operate nel settore delle visite fiscali, nella logica dei tagli grossolani, più che dei tagli lineari. Tale settore coinvolge circa 1.300 professionisti: sarà pur vero che essi hanno un rapporto libero-professionale, ma mi permetta di avere qualche dubbio su tale interpretazione, perché temo che i rapporti libero professionali che durano da vent’anni e che prevedono anche dei meccanismi di incompatibilità abbiano qualche serio problema di sostenibilità, anche dal punto di vista giuridico.
L’INPS sostiene che il data mining possa costituire un sistema sostitutivo: può darsi che lo sia, ma, come tutti i sistemi informatici che lavorano dal punto di vista della definizione delle categorie di rischio, esso ha bisogno di essere costantemente informato.
Le visite sono riprese, ma a un ritmo di 90.000, 95.000 o 100.000, mentre in precedenza ne venivano fatte 1.200.000. Credo che tale quantità di visite, distribuita nel Paese e per le varie tipologie, non sia in grado di rendere coerentemente esperto tale sistema. Dei 50 milioni di euro di spesa per le attività fiscali disposte d’ufficio, 20 milioni circa rientravano solo nella riduzione delle prognosi. Mi permetto di dire che l’efficacia sulla riduzione delle prognosi dipende anche da come e quando viene segnalata la visita fiscale: se la si segnala e la si fa nell’ultimo giorno di prognosi, è evidente che non si avrà un risultato concreto sul piano della riduzione della prognosi stessa.
Mi permetto dunque di sottolineare che siamo in una situazione estremamente difficile: come sapete, una possibile crescita dell’assenteismo dello 0,1 per cento può comportare un aggravio di spesa per l’INPS pari a 100 milioni di euro. Ad oggi vengono versati assegni di malattia – chiamiamoli così – per circa 2 miliardi di euro; uno scostamento dello 0,1 per cento nelle assenze comporta un aumento dei costi pari a 100 milioni di euro, ovvero due volte il presunto risparmio. Ho dunque l’impressione che siamo di fronte a una sorta di estetica contabile, più che a una logica di razionalizzazione della spesa.
Credo e mi permetto di dire che forse l’intervento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quale Ministero vigilante, dovrebbe consentire una più efficace ripresa di tale questione, nell’interesse dei lavoratori, che, per carità, è legittimo, ma anche nell’interesse più generale dell’Istituto di previdenza, a cui ricordo che ogni anno il bilancio dello Stato opera trasferimenti per 110 miliardi di euro, oltre ai contributi versati.
Mi permetto di dire questo: l’INPS sostiene che si tratta di liste temporanee, ma sono liste vigenti da dieci-quindici anni e l’età media di questi professionisti è di cinquanta anni. Essi non hanno potuto professionalizzarsi diversamente e oggi sono in una situazione di gravissima difficoltà.
Queste sono le motivazioni in base alle quali – pur ringraziando, ovviamente, il Sottosegretario e pur essendo consapevole del grande impegno del Ministero, del Ministro e dei Sottosegretari – sollecito nuovamente un’attenzione più incisiva e diversa sulla questione.

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