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Medicina territorio in emergenza, dopo Mmg mancheranno specialisti ambulatoriali

Quattromila specialisti ambulatoriali in meno: entro 5 anni un terzo della categoria se ne andrà senza essere sostituito. E se ci aggiungiamo i 2 milioni di piemontesi che resteranno senza medico di famiglia nel 2024 stimati da Fimmg e qualche altro milione di italiani nelle stesse condizioni, si prefigura uno spopolamento di camici, con buona pace di governo e regioni che puntano a rafforzare la medicina del territorio. Da una ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia al 47° congresso Sumai Assoprof emergono i guasti della mancata programmazione che – per dirla con il leader del principale sindacato degli specialisti Asl Roberto Lala– «rende incerto il futuro del Servizio sanitario nazionale». Per centrare l’obiettivo di una sanità territoriale ridisegnata sulle cronicità, capace di prendere in carico prestazioni fin qui impropriamente erogate dagli ospedali, Lala e il Sumai si dichiarano «pronti a sostenere sacrifici ma anche certi che un ulteriore blocco dei contratti rappresenti solo l’ennesima soluzione tampone per rimediare a innumerevoli sprechi dovuti a scelte sbagliate».
L’indagine di Ca’ Foscari sottolinea come oggi gli specialisti Asl siano in media anziani, il 93% ha più di 40 anni, il 54% ha oltre 55 anni, un terzo degli over 60 è pronto ad andar via prima del 2019. In entrata, turn over bloccato e reiterati contratti a tempo indeterminato tra gli under 40 (dove prevalgono le donne, 60% a 40%) prefigurano uno scenario dove difficilmente lo specialista Asl sarà dominante. Lala è pronto a fare la sua parte in trattativa con la Sisac per definire al meglio i compiti dei responsabili di branca che a livello distrettuale avranno il polso dei colleghi sul territorio, e le regole di ingaggio con i referenti delle aggregazioni funzionali di medici di famiglia. Ma la sua relazione è ricca di interrogativi, e intanto il 44% dei giovani specialisti si ritiene poco valorizzato nel suo lavoro, oltre il 50% lavora in più di una Asl. Mancano i riferimenti territoriali e di stabilizzazione, risorse e rapporti governo-regioni sono nell’incertezza. Eppure, rassicura Lala, «vogliamo credere e confidare in quanto indicato nel Patto per la salute», non a parole ma attraverso «concrete azioni che non mirano solo alla difesa della categoria ma strategicamente puntano a costruire un futuro certo per la sanità e i cittadini».

Mauro Miserendino

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