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“Non esiste Sanità di domani senza Professione Medica”: intervista a Beatrice Lorenzin

“Sono per il numero chiuso al Corso di Laurea in Medicina, ma il percorso di formazione di dieci anni è troppo lungo”: lo ha ripetuto ancora pochi giorni fa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, al Workshop sulla Formazione universitaria in Medicina, che si è tenuto l’8 giugno al Gemelli di Roma.

Ma le tematiche relative alla Formazione e al futuro lavorativo dei giovani medici sono da sempre care al Ministro, che sostiene che “non esiste sanità di domani senza Professione Medica”. E che, non potendo essere presente al Convegno “Formazione e Accesso al Lavoro: innovare per garantire il futuro della Professione” – che, organizzato dalla Fnomceo, si terrà a Bari il 13 e 14 giugno – ha voluto comunque far sentire la sua voce. E lo ha fatto con una lunga intervista, pubblicata su un numero Speciale del Notiziario dell’Ordine barese, che sarà distribuito durante i lavori.

Eccola di seguito, in anteprima, in versione integrale.

A cura dell’Ufficio Stampa Fnomceo

Ministro, il Convegno nazionale FNOMCeO di giugno sarà dedicato ai giovani e al futuro della professione. Il sistema sanitario italiano affronta importanti cambiamenti strutturali. Quale futuro avrà la professione medica nella Sanità di domani?

Non esiste sanità di domani senza professione medica. Ogni prestazione che il SSN eroga passa attraverso i professionisti che in esso operano e in questi mesi in cui ho visitato ospedali e strutture sanitarie ho avuto modo di toccare con mano la dedizione, l’umanità e l’alta professionalità degli operatori sanitari. I cambiamenti in Sanità assai spesso partono proprio dalla parte migliore e più innovativa della medicina, capace di intercettare i bisogni dei cittadini e fornire risposte adeguate. In un contesto nel quale il cittadino è sempre più consapevole dei propri diritti e bisogni di salute e nel quale il medico è affiancato da altri professionisti,  occorre superare schemi ormai desueti, che ingessano la figura stessa del medico e la appesantiscono di compiti impropri, per riaffermare, invece, la centralità dell’atto medico nella cura della persona.

Molti studenti di medicina sono preoccupati per il numero insufficiente di borse di specializzazione, entità delle borse inadeguata, ingresso tardivo nel mondo del lavoro rispetto alla media europea. Che situazione li attenderà all’inizio del nuovo anno accademico?

Il finanziamento delle scuole di specializzazione avviene attraverso fondi gestiti dal Ministero dell’economia e delle finanze. Insieme al ministro Giannini, abbiamo rappresentato al Presidente del Consiglio la necessità di reperire ulteriori risorse per incrementare il numero dei contratti di formazione specialistica, a testimonianza del nostro impegno per il reperimento di nuove risorse. Come è noto, il problema è sorto perché con la riforma delle scuole di specializzazione (DM 1 agosto 1998) gli anni di corso sono passati da 4 a 5 per tutte le specializzazioni (6 per quelle di area chirurgica). Dallo scorso anno, quindi, si è reso necessario finanziare una coorte in più di specializzandi, senza che a tale esigenza si accompagnasse un ulteriore stanziamento. Ritengo, tuttavia, che il ricorso a nuovi fondi da solo non è in grado di risolvere il problema. L’articolo 21 del decreto-legge 104 del 2013 come convertito dalla legge 128/2013, prevede, infatti, la riduzione degli anni di corso delle scuole di specializzazione, a eccezione di quelle per le quali la direttiva europea 2005/36/UE prevede una durata minima di cinque anni. Un’altra proposta per far fronte al problema è contenuta nel disegno di legge in materia sanitaria, presentato dal Governo su mia proposta, attualmente all’esame della Commissione Igiene e Sanità del Senato.

Un’altra criticità per i giovani medici è l’emergenza precariato all’interno del sistema sanitario nazionale. Che iniziative ha intenzione di attuare per far fronte alla precarizzazione?

La prima azione è sicuramente l’approvazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, in attuazione del decreto-legge 101/2013. L’obiettivo che ci poniamo è, comunque, il superamento del ricorso a forme di lavoro precario, che non sono utili né ai medici, né alle stesse aziende. Per tale motivo ne stiamo discutendo anche con le Regioni nell’ambito del Patto per la Salute.

Il caso EXPO 2015 ha riportato al centro del dibattito il rapporto critico tra politica e pubblica amministrazione. Come risolvere commistioni e ingerenze all’interno della Sanità?

Di recente ho avuto modo di ribadire il mio pensiero su questo argomento: la politica non deve entrare più nelle questioni tecniche, sanitarie e scientifiche. In sanità ancor più che in altri ambiti è imprescindibile che vada avanti chi merita, perché c’è di mezzo la salute e la vita delle persone. Chi non vale deve andare a casa. Se un euro sprecato nella pubblica amministrazione è una cosa immorale, un euro sprecato in sanità può avere conseguenze devastanti e questo non lo possiamo permettere. Per questo motivo ritengo importante l’istituzione di un albo nazionale da cui attingere le professionalità migliori.

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