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Pubblicità, risarcimento, business: diritti e miraggi

“Egregio direttore, sono un Pediatra della provincia di Lecce e le invio questo messaggio per esternare il disagio che provo nel vedere in tutti i canali televisivi dei passaggi pubblicitari dove si incita la cittadinanza ad agire legalmente contro di noi Medici, per presunti errori di diagnosi e/o terapia anche trascorsi fino a 10 anni, tanto tutto è gratuito e tutto è senza rischi”

Durante i giorni natalizi alla redazione del portale FNOM abbiamo ricevuto molte mail di questo tenore. Moltissime. Si riferiscono al ritorno di una campagna pubblicitaria che invita i cittadini da rivolgersi a studi legali per far falere i propri diritti nel caso di errori medici. Non è la prima volta che questi spot pubblicitari circolano sui nostri schermi televisivi. E non è la prima volta che il mondo medico reagisce con stupore e indignazione. Tante altre mail sono circolate nel mondo ordinistico ed anche nel mondo sindacale medico, a dimostrazione del peso del “calvario del contenzioso” che molti medici temono e di fronte al quale non è di certo ipotizzare che la risposta sia il ricorso alle assicurazioni.Pubblicità che periodicamente appaiono sulle televisioni nazionali, patrocini gratuiti, miraggio di “denari facili”, livello del contenzioso sempre più alto e preoccupante, medicina difensiva ai massimi livelli (con enormi costi per il Paese): sappiamo che queste problematiche non sono solo italiane, se è vero che negli Usa nel 2008 la medicina di difesa ha prodotto un “fatturato” da 29 miliardi di dollari a fronte di circa 98mila eventi avversi, ma qualcosa nel nostro paese sta superando i livelli di guardia.

La già citata mail dice con tono sconsolato:

 “Non è più tollerabile che si sia arrivati a questo livello di aggressione di questo sconcio. Per quanto mi riguarda , è triste ammetterlo, ma tutto ciò non fa altro che rafforzare il mio proposito di anticipare il pensionamento. Comincio ad essere stanco del pensiero che qualsiasi genitore possa pensare che sia io la causa dei problemi di suo figlio e chiamarmi in giudizio anche dopo 10 anni”.Le pubblicità televisive – per quanto aggressive – sono forse oggi la punta dell’iceberg che attrae i cittadini verso il contenzioso medico, mentre l’enorme base di messaggi che rimangono e che spesso “muovono” pazienti e famiglie è quella che circola su internet. Basta digitare on line, ovviamente prendendo Google a riferimento, termini come “risarcimento”, “malasanità”, “responsabilità medica” ed appaiono in posizione sponsorizzata (come è noto le prime posizioni restituite dal motore di ricerca sono posizioni a pagamento, quindi proposte da soggetti economicamente interessati) gli elenchi di decine di realtà che operano sul mercato. I servizi offerti on line parlano di risarcimenti per danni da intervento chirurgico, perizie medico legali, risarcimenti per diagnosi e responsabilità medica e ospedaliera. In questi siti – nella maggior parte dei casi si tratta di siti di studi legali – si leggono descrizioni del “fenomeno” degli errori medici con toni e numeri “forti”:

 “I numeri della responsabilità medica in Italia sono impressionanti, basta pensare che solo per le protesi al seno ci sono oltre 5000 donne colpite e numeri simili per protesi ortopediche e valvole cardiache, migliaia di casi per danni da interventi chirurgici e danni da parto”.Sembra un bollettino di guerra. Nelle lettere inviate da medici al portale questi messaggi e i loro toni non passano inosservati:

 “Studi di avvocati istigano a speculare senza rischi e a costo zero contro l’operato dei medici, al fine di ottenere facili risarcimenti, che in tempi di crisi come quella che viviamo, rappresentano un obiettivo estremamente allettante”. Occorre essere medici per cogliere come la crisi possa essere elemento moltiplicatore di questo fenomeno? Anche questo è un elemento di cui il marketing del risarcimento ha sicuramente tenuto conto nel recente periodo natalizio.Purtroppo, però, non si da sufficiente risalto ad un altro dato, che mostra come questa “battaglia” abbia raggiunto dimensioni paradossali, ma incoerenti: tantissime denunce a fronte delle quali è davvero ridotto il numero di effettivi casi finali di condanna. In Italia, come riportato nella scorsa legislatura da Antonio

 Palagiano, presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario, “a fronte di 34 mila denunce negli ultimi cinque anni, i casi accertati di malasanità sono risultati 557”, mostrando l’incongruenza quantitativa tra effettiva malasanità e “cultura” della denuncia, del “qualcuno è colpevole e qualcuno deve pagare”.Una incongruenza sottostimata che comunque ha creato la malaerba della medicina difensiva, un fenomeno – sempre secondo la Commissione d’inchiesta,

 “che costa allo Stato tra i 10 e i 14 miliardi di euro”, cifra da manovra finanziaria, dato impressionante che comprende anche i costi delle assicurazioni delle strutture sanitarie, che si svenano spesso per proteggersi da denunce di sinistri connessi alle attività cliniche.Ma se i casi effettivi sono relativamente ridotti, perchè la conflittualità è comunque così alta?

 “I dati parlano di una crescente e, spesso, pretestuosa conflittualità medico-paziente. La differenza tra il boom di denunce di sinistri e la diminuzione degli importi liquidati mostra come la tendenza sia quella di intentare cause, a volte in modo quasi strumentale”, ha affermato sempre Palagiano alcuni mesi fa, sottolineando che “la conseguenza è che i premi assicurativi schizzano alle stelle e le aziende sanitarie subiscono un vero e proprio salasso per tutelarsi da quello che sembra, a tutti gli effetti, un business”.Ecco la realtà: pubblicità è marketing, il risultato è business. Nulla di male, per carità: siamo nell’epoca dei diritti e dei guadagni. E’ evidente che fare business sui diritti del cittadino è una chiave di volta della contemporaneità. Sulle class action americane nei confronti delle industrie del tabacco si sono scritte pagine di nuova democrazia e alcuni studi legali nordamericani hanno costruito la loro fortuna. Sin qui nulla di strano. Ma forse la battaglia del risarcimento nei confronti della classe medica ha caratteristiche diverse. Forse ci sono in ballo valori differenti e su tutti la speranza di trovare un “colpevole” cui “far pagare” in moneta sonante una supposta “colpa”.

Dal punto di vista istituzionale e politico la FNOMCeO, e Amedeo Bianco in primis, sono già attive da alcuni anni. Già nell’estate del 2012 il presidente a nome del Comitato Centrale della Federazione aveva scritto al ministro della Sanità, Renato Balduzzi, esprimendo preoccupazione “per il proliferare di iniziative, anche mediatiche, che hanno il chiaro scopo di incrementare a dismisura il contenzioso in ambito sanitario, inducendo l’opinione pubblica a ritenere che, sempre e comunque, alla base di ogni evento imprevisto ci sia, o non si possa escludere, una colpa del medico e/o della struttura sanitaria verso cui esercitare azione di risarcimento”.Nella lettera si leggeva:

 “Questa perversa deriva culturale e sociale minaccia ed erode il rapporto fiduciario medico-paziente disorientando i professionisti che sono, in tal modo, indotti a vedere nel paziente non solo una persona da assistere quanto piuttosto un soggetto potenzialmente ostile da cui difendersi. Una situazione che crea insicurezza nel professionista e mette in crisi la libertà e l’indipendenza di giudizio cui deve ispirarsi l’esercizio professionale del medico, con costi diretti ed indiretti rilevanti ed insopportabili per il sistema sanitario nazionale”.

Altre iniziative (responsabilità, colpa medica, problematica assicurativa) sono in corso ed alcune stanno anche percorrendo un sentiero politico e di proposta legislativa. Dal punto di vista comunicativo occorre probabilmente un più alto grado di vigilanza. Occorre forse che il mondo medico e dei cittadini – anche attraverso le loro associazioni – tutti si avvii un nuovo dialogo in grado di distinguere forme di legittima difesa e tutela dei reciproci diritti, evitando di farsi fascinare dal miraggio del risarcimento facile. Un miraggio che alla fine rischia di lasciare ancor più delusi anche gli stessi cittadini.

Walter Gatti
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