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Tre regioni firmano accordo su autonomia, ecco cosa cambia per assunzioni e attività libero professionale

Autonomia sulle 23 materie previste dalla Costituzione federalista del 2001 e una Commissione paritetica stato-regione (che già esiste nelle Province autonome) che determini le modalità per attribuire le risorse – in termini di compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati nel territorio regionale- atte a gestire le nuove competenze: sono gli hashtag “morali” della pre-intesa conclusa dal governo uscente con tre regioni: Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna in sanità raggiungono lo stesso livello di autonomia benché il referendum si sia tenuto nelle prime due. Anziché la spesa storica sostenuta dallo stato nella regione, come parametro queste regioni avranno nuovi fabbisogni standard, determinati entro un anno ed operativi entro 5, per gestire competenze su Lavoro, Istruzione, Salute, Ambiente. Ma altri tavoli sono aperti come ha ricordato il governatore veneto Luca Zaia e c’è un addendum sui rapporti internazionali e con l’Unione europea. In Sanità le tre regioni hanno ora la possibilità di rimuovere i vincoli di spesa specifici nel gestire il personale pubblico e quindi di sbloccare il turnover, il Veneto ha ottenuto però margini di manovra anche sul personale convenzionato e accreditato e la possibilità di ridisegnare l’attività libero professionale e la remunerazione chi opera in aree montane disagiate.

Ma il vero nuovo tema è il medico non specialista con contratto a termine: tutte e tre le regioni potranno programmare l’accesso alle scuole di specialità e i contratti dei medici specializzandi e la loro integrazione nel sistema aziendale. Ma potranno anche, in accordo con le Università, stipulare contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” alternativi alle Scuole di specialità. I medici titolari di sola specializzazione lavoro saranno inseribili nelle strutture Ssn, ma non potranno entrare a tempo indeterminato nei ruoli del Ssn a meno di una “ulteriore selezione”. L’ingresso alla scuola – si specifica per il Veneto -avverrebbe con accordo tra Regione ed atenei regionali. L’ Emilia Romagna potrà attivare un suo sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di ticket per i residenti e definire un suo sistema di governance del personale di Asl e ospedali; Lombardia e Veneto avranno “maggiore autonomia” in tal senso. In tema di farmaci tutte e tre le “neo-autonomie” potranno adottare decisioni basate sull’equivalenza terapeutica, ad esempio inserirne uno solo su due equivalenti negli effetti, sottoponendo all’Aifa un documento di valutazioni tecnico-scientifiche e AIFA dovrà rispondere entro 6 mesi con parere obbligatorio e vincolante per tutta Italia. Se non rispondesse la Regione sarà abilitata a fare da sé. Inoltre, si potranno definire le forme della distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti che richiedono un controllo ricorrente, in assistenza domiciliare, residenziale o semiresidenziale, alle dimissioni.

Ci sarà più libertà nel programmare gli investimenti edilizi e tecnologici in più anni, “con tempi certi e risorse adeguate”; l’Emilia Romagna potrà istituire e gestire fondi sanitari integrativi, mentre la Lombardia e il Veneto avranno “più autonomia” in tal senso. Il testo definitivo diventerà proposta di legge alle Camere, e del clima in parlamento quel giorno, a quanto pare non vicinissimo, dà un assaggio il segretario Anaao Assomed Costantino Troise che parla di balcanizzazione della sanità e dell’unico diritto -quello alla Salute -che la Costituzione definisce fondamentale, ribadendo l’intangibilità del contratto dei dipendenti «che ci ostiniamo a volere collettivo e nazionale perché uno dei pochi elementi capaci di conferire unità ad un SSN già troppo frammentato». Ora però, «invece di mettere riparo ad intollerabili diseguaglianze sociali e territoriali, il Governo crea le premesse per smantellare l’universalismo e l’equità di accesso alle cure volute dalla legge 833, abbandonando a sé stesso l’intero meridione che certo non assisterà inerme ad un ulteriore trasferimento di risorse». Troise auspica che il nuovo Parlamento si rifiuti di avallare «il nuovo attacco alla Costituzione ed alla stessa unità del Paese». In attesa, «non resterà che impegnarsi, come bene ha fatto già la Fnomceo, per la modifica radicale del titolo V della Costituzione».

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