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Vicenda stamina, il documento di Brescia

Il 13 maggio il Tribunale di Pesaro ha ordinato al Presidente dell’Ordine dei Medici di

Brescia Dr. Ottavio Di Stefano di accedere, in qualità di ausiliario del giudice, agli

Spedali Civili di Brescia in sostituzione del Direttore Generale per individuare medici che

possano praticare le infusioni con il metodo Stamina sia tra il personale degli Spedali

Civili stessi che avvalendosi di collaborazioni esterne.

Il Consiglio Direttivo dell’OMCeO di Brescia ha espresso all’unanimità il sostegno al

Presidente nella sua decisione di comunicare al Tribunale il diniego all’incarico

assegnato, per giustificati motivi d’incompatibilità con il ruolo di Presidente di Ordine.

Oltre a tale concreta motivazione, il Presidente comunicava ancora al Tribunale che

l’incarico avrebbe determinato un suo profondo, personale conflitto “in cui comunque

prevarrebbero, indipendentemente dalle conseguenze personali, i valori deontologici

più volte pubblicamente espressi”.

Il presidente della FNOMCeO Sen. Amedeo Bianco ha pubblicamente appoggiato questa

decisione, che è in linea con il comportamento che questo Ordine ha sempre tenuto.

Vale la pena ricordare che già in passato (18 giugno 2013) l’Ordine di Brescia ha

affermato il diritto/dovere “di ogni medico di rifiutare la prestazione professionale

laddove confligga con i propri convincimenti tecnico-scientifici”.

Più recentemente (8 febbraio 2014) l’Ordine chiedeva agli organi istituzionali, al

Ministero della Salute, alla Commissione Sanità delle Camere, al Consiglio Superiore

della Magistratura, al Presidente della FNOMCeO, chiarezza e iniziative sull’autonomia

dell’agire medico, ribadendo la necessità pressante che “Ministero e Parlamento, in

rappresentanza dei principali poteri dello Stato, intervengano individuando gli

strumenti più efficaci per dirimere il conflitto a livello istituzionale, scongiurando una

contrapposizione insidiosa fra magistratura e mondo medico che porterebbe soltanto

ad esacerbare una situazione già critica”.

In occasione dell’audizione alla Commissione Sanità del Senato (2 aprile 2014) il dottor

Ottavio Di Stefano concludeva affermando “Come rappresentanti di un ordine

professionale fondato su un codice deontologico, che si regge sulla libertà di assumere

le decisioni cliniche, tenendo conto delle conoscenze scientifiche in continuo sviluppo e

della relazione-alleanza con i pazienti, vediamo con estrema preoccupazione un

problema che trascende il caso Stamina. L’imposizione di trattamenti medici attraverso

ordinanze, cui non è possibile obiezione di coscienza senza conseguenze, in quanto non

prevista, in questi casi, dal nostro ordinamento, mina i fondamenti stessi dell’agire

professionale e della nostra ragion d’essere come Ordine dei Medici, aprendo scenari

che dovrebbero allarmare la società civile. Su questo tema che riguarda Stamina oggi e

le molte Stamina possibili del futuro abbiamo chiesto una pronuncia delle istituzioni.

Attendiamo una risposta per la nostra professione, ma ciò che più conta anche per chi

a noi si affida”.

A tutto ciò non è seguito nulla! Anzi, oggi siamo in una situazione sempre più

ingarbugliata e per molti versi paradossale, della quale sono vittime prima di tutto i

pazienti e i loro familiari e poi i medici stessi.

E’ persino inutile ricordare che

– quattro medici degli Spedali Civili di Brescia hanno ricevuto dalla Procura di Torino

l’avviso di chiusura indagini in quanto hanno partecipato a procedure basate sul metodo

Stamina;

– altri Tribunali, d’altro canto, continuano ad imporre la prosecuzione delle cure;

– vari Tribunali, ancora, hanno contestato la validità e la sicurezza di tale metodo,

rigettando quindi le richieste di trattamento dei pazienti;

– alla recente ordinanza del Tribunale di Pesaro del 13 maggio è seguita quella del

Tribunale di Marsala che (in modo opposto) accoglie il ricorso degli Spedali Civili

avverso ad una richiesta di trattamento e, quasi contemporaneamente, il Tribunale di

Ragusa invece ordina la ripresa dei trattamenti in un paziente.

Da più parti vengono attaccati i principi fondanti della professione medica, contenuti nel

codice deontologico: la libertà e l’indipendenza della professione medica, la

necessità che l’esercizio della professione si attenga esclusivamente alle

conoscenze scientifiche ed ai principi etici.

Questo non riguarda solo i medici degli Spedali Civili o l’Ordine di Brescia. E’ una

situazione che attiene al ruolo di tutti i medici del nostro Paese e a tutti gli Ordini.

E’ necessario che, una volta per tutte, nelle sedi istituzionali proprie venga fatta

chiarezza sulla vicenda Stamina, che venga ribadito il principio deontologico

fondamentale della libertà e indipendenza della professione medica.

Ci preme considerare come assolutamente preminente il dolore e la sofferenza dei

malati e dei loro familiari. E’ prima di tutto per loro, e per quelli che si troveranno nelle

loro stesse condizioni in futuro, che vanno messi dei punti fermi a questa vicenda. Sono

malati gravi che non trovano più risposte. Viviamo il tempo dei messaggi mediatici per

cui la medicina, al giorno d’oggi, cura e guarisce tutto. Sappiamo che non è vero. Nella

stragrande maggioranza dei casi alleviamo i sintomi, miglioriamo la qualità della vita e

rallentiamo la progressione di malattia, ma in poche situazioni siamo in grado di agire

sull’eziologia.

I malati non conoscono la Evidence Based Medicine. Hanno in mano il foglio scaricato

dalla rete, cercano una speranza quale che sia. E di fronte ad una malattia senza cura,

che segna la vita per sempre, noi dobbiamo comunque dare una risposta anche quando

è definitiva e straziante. Una risposta che vede nella vicinanza, nel non abbandono del

paziente, nell’attenzione partecipe alla sua storia di vita, nella comprensione delle sue

richieste, l’elemento caratterizzante della professione medica.

Pertanto questo Consiglio chiede un intervento urgente delle istituzioni a ciò preposte,

perché venga riaffermata la vicinanza ai malati e alle loro famiglie, forti delle

conoscenze scientifiche, contro le mistificazioni che infondono false speranze e illusioni.

Chiediamo davvero una risposta oggi ineludibile, a chi ha la facoltà e il dovere

di darla.

Il Consiglio Direttivo dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia

di Brescia

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